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La voglia di leggere di michele tosolini
 

 

La voglia di leggere

La voglia di leggere sopraggiunse quando avevo 46 anni da poco compiuti. Non che non avessi letto nulla in precedenza, ma mai mi ero trovato nella situazione di uscire di casa per andare ad acquistare un libro, per poi correre a casa con il desiderio irresistibile di leggere.

Cominciò tutto con Dostoevskij. Pagine su pagine in cui Rascolnicov, studente, vestiva i panni dell'assassino. Poi fu la volta di Alice, poi del giovane Werter.

La mia bicicletta mi portava velocemente fino in libreria, sceglievo uno dei libri più voluminosi dallo scaffale letteratura , poi sulla poltrona di casa, di fronte al mio schermo ultrapiatto (spento), mi immergevo nella lettura.

«Spegnete la televisione e accendete un buon libro!» Aveva recitato il conduttore di una trasmissione televisiva. Le case editrici sponsorizzavano Sanremo e Miss Italia. McDonald aveva inserito sale lettura nei suoi locali, la CocaCola aveva comprato la Mondatori, e la Fiat, dopo essere fallita, era stata rilevata dall'Einaudi per fornire di automezzi i venditori di libri a domicilio. La Feltrinelli sponsorizzava il calcio di serie A. Persino la mafia era diventata una piccola casa editrice di romanzi gialli ambientati in Sicilia. Sebbene fossero sgrammaticati, vendevano parecchio e nessuno osava dire nulla sugli errori.

In un certo senso mi avevano convinto, e, come avevano persuaso me, così era stato per tutta la popolazione italiana. Nessuno più guardava la televisione o si iscriveva ai corsi di aerobica: le librerie erano affollate. Tutti erano lì, con le loro torri di libri che arrancavano urtandosi. A me capitò di confondere i miei acquisti con una ragazza appassionata di racconti d'avventura. Ci scontrammo e i libri nelle nostre mani caddero a terra mescolandosi. Litigammo per ore sulle proprietà di Moby Dick e solo dopo averlo letto intuii che fosse suo.

La febbre del libro inspiegabilmente fece crollare i prezzi. Io acquistai in tre mesi duecento volumi, riempii cinque tessere fedeltà, collezionai settantasette punti e comprai, oltre a questi, la Storia della Musica a rate.

Nelle prime due settimane avevo già approfittato di notevoli campagne sconto (classici a -15%, romanzi prendi 3 paghi 2, collana storica -20%, oscar -30%), e avevo partecipato a tre “giornate del libro”.

Tutte e trentacinque le librerie della città gareggiavano a chi vendeva più libri. Una cambiò tutti i commessi per assumere le Letterine di Passaparola, ma la cosa non funzionò. Al termine del contratto (co.co.co.) vennero rispedite a Mediaset e rimpiazzate da professionisti della vendita assistita. Anche i venditori di professione non ebbero successo, a nessuno importava di leggere un libro importante, o di acquistare un opera per il suo valore letterario e/o editoriale. Non interessava neppure se il libro acquistato veniva sconsigliato o meno, così i professionisti della vendita vennero sostituiti da due sfigati apprendisti commessi che, per contratto, suggerivano solamente “Comprate!” Per due anni consecutivi fecero registrare alla propria libreria i più alti fatturati.

Dopo tre anni di affanni alle casse e di letture sulla poltrona mi venne un sospetto. Stavo finendo di leggere un libro di Douglas Adams quando mi alzai dalla poltrona di scatto. Socchiusi il volume tenendo il dito medio della mano destra come segnalibro e lentamente con lo sguardo perso mi avvicinai agli scaffali della mia nuova libreria. Osservai tutti i miei libri dapprima nel loro insieme, poi, avvicinandomi ancora, lessi qua e la qualche costa. Avevo diviso la mia collezione libraria in scaffali, seguendo un ordine simile a quello presente nelle (trentacinque) librerie dove ero solito fare acquisti. Solitamente lasciavo sul tavolo quelli che ancora dovevo leggere, senza un ordine preciso se non quello d'acquisto, e solo dopo aver letto interamente un testo lo disponevo nella libreria del salotto, collocandolo secondo argomento o il genere.

Il giocatore , uno dei primi libri che avevo letto, era sullo scaffale letteratura russa , Il secolo breve sotto storia contemporanea , la Repubblica sul ripiano filosofia , la Terra desolata sotto poesia .

Faceva eccezione La forza della ragione , che non ero riuscito a capire dove collocarlo. Alla fine, ripensando al Regno d'Eurabia descritto dall'autrice, era stato posizionato tra i libri di fantapolitica , sottotema di fantascienza .

Ma in quel momento il dubbio che mi attanagliava non era sulla collocazione del testo che tenevo in mano, era un sospetto più profondo, più lacerante.

Mossi il capo osservando scaffali e libri, poi tutto cominciò a essere chiaro: vidi la Guida galattica per autostoppisti posizionata sotto letteratura americana . Afferrai il libro dallo scaffale, era identico a quello che tenevo nella mano destra.

Momento di catarsi, volsi lo sguardo sul reparto fantascienza , e anche lì incontrai la Guida galattica per autostoppisti . Appoggiai la copia che tenevo nella mano destra su un ripiano, perdendo il segno che avevo conservato con il dito medio. Afferrai la Guida dallo scaffale. Identica.

Era la terza volta che leggevo quel libro e non me ne ero accorto. Mi precipitai sul tavolo e disordinatamente frugai trai libri da leggere. Guida galattica per autostoppisti . Due copie. Le lasciai sul tavolo.

Rimasi rigido qualche secondo. Cosa era successo? Possibile che non mi ero accorto di aver già acquistato e letto due volte almeno quel libro? Tornai alla mia libreria del salotto. La osservai. Cercai a colpo d'occhio dei titoli doppi. Due copie della Gaia Scienza , entrambe sotto filosofia , due copie di Alice nel paese delle meraviglie , in due edizioni differenti di cui una che comprendeva anche Alice attraverso lo specchio . Addirittura tre copie di Quattro amici di Trueba. Presi una copia di quest'ultimo. Non ricordavo assolutamente nulla della storia di questi quattro amici. Lo sfogliai. Zero. Lessi la quarta di copertina. Niente, la storia non la ricordavo affatto, tutto sembrava nuovo, mai letto. Parole vergini. Recuperai una copia della Casa del sonno da letteratura inglese . Non ricordavo nemmeno quel romanzo, ma sebbene lo avessi completamente dimenticato, qualcosa mi solleticò la nuca. Il dubbio si era dissolto lasciando il posto ad una calda frenesia. Corsi ad ampie falcate alla libreria più vicina, per poi tornare nuovamente alla poltrona di casa mia con La casa del sonno , Quattro amici , e una copia della Guida galattica per autostoppisti.