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lisbona di boriseltsin
 

 

lisbona

Se solo esistesse un posto così, è chiaro che ci andrei, vorrei poterci andare adesso, anche a piedi, così lontano che non si arriva mai.

Non si arriva mai al bar del teatro giusto.

Qui ci sono posti belli, posti bellissimi, e posti preferiti. Quando si esce da Qui è come lasciare per sempre la casa accogliente che non si avrà mai. Sempre dire mai. Come perdere l'ultimo aereo, o un amico. Cerca di non essere amico di chi morirà presto. Puoi provare a fregarli tutti e sparire per primo, con un sorriso e un inchino.

Gli arcobaleni della memoria sfumano nel grigio. Scuro e deserto… come poteva essere altrimenti? …ora che mancano tutti, e manchi anche tu. Manchi ai tuoi passi, ai tuoi occhi, mancano le tue gambe. Non mi senti? Non ti senti bene? Una cartolina stropicciata incarta il cuore. Avvolto, impacchettato.

Chi ha pensato che i 190 non ci fossero più? Non ha visto che la colonna infinita è sempre la stessa? Tutti ugualmente belli e scassati.

Ragazze salgono sole quando la serata non deve proseguire, quando vogliono ucciderla, quando ne hanno voglia... Salgono sui taxi, rovesciano il mantello dietro ad una spalla ed alzano il mento. Il vascello le gondola via ed il televisore si spegne.

Alzano il mento e per un attimo trapassano la città con il loro sguardo trasparente e chiaro. Volano sulle file di lanterne arancio, sugli alberi, sulle sopra le case affastellate e storte, scenografie sghembe, osservatori astronomici tra le nuvole, trottole nei sospiri stonati di fiati alcolici e di occhi lucidi a causa del cielo.

Il gruppo tracanna cachaça dalla bottiglia e le bolle salgono veloci come lo stroboscopio.

Il batterista che si dibatte in una prigione di bacchette mi sorride a tempo quando rintocca l'attimo giusto per girargli il piatto dal lato in cui è rimasto ancora un po' di bordo.

Suonano a fiamma accerchiati dalla folla. Chitarre e basso si stringono vicini per mantenere la postazione. Brasiliani. Del tipo che ci sa fare. Samba bossa rock.

Le tre ragazze con cui sono arrivato mancano di verve. Le brasiliane, invece, non mancano.

Offro sigarette a chi non me le chiede.

Il pavimento di legno molleggia a dovere.

Faccio molte passeggiate.

Diavolo. Questa ragazza mi incanta.

Mi guarda e sorride come avesse incontrato Charlie Brown in persona. Poi mi stappa la birra e mi svuota il posacenere.

Penso che le regalerò il fiore che mi sono trascinato dietro da Monte Santo.

E me ne vado via.

Tira molto vento. Penso che voglia strappar via tutto per lasciare solo due pupille nere che guardano nel buio.

Nel casino bisbiglio quattro parole portoghesi nell'occhio di qualcuno che sembra capirmi al volo.

Ma perché quando mi affaccio alla finestra il cielo è limpido e appena esco c'è la tempesta che mi sbatacchia?

Guadami in faccia, pà, e non andare via: esco a pisciare sotto un albero e torno in quattro e quattr'otto. Trotto quatto felpato scivolo schiantandomi sui gradini bagnati. Ahi.

Questa rodada la pago io; ma hanno dato il mio nome a qualcos'altro. Disappunto.

Secco e me ne vado via.

Cartello: Guarda. Alza gli occhi, gira la testa sulla destra e guarda. Questo posto si chiama “Da Guardare”, ed io ti avverto: Guarda.

Di solito preferisco guardare da altre parti, ma qui è bello. Ci sono solo posti belli, posti molto belli e posti preferiti. Guardo; non sempre nella direzione indicata.

A volte guardo e cerco una persona che probabilmente sta a Parigi.

A volte non c'è proprio niente da guardare.

Avanti! Sfolla!!

Ehi, sfollato, dico a te.

Cerco parole divertenti con cui imbrogliare.

Va' che la tipa qua vicino va quasi a fuoco.

Ma cosa c'è da guardare, cosa c'è da ridere o da rattristarsi? Cosa c'è, Cos'hai?

Non posso averci voglia quando ho voglia?!

Toh… guarda chi è arrivato… Billi e chitarra di accompagnamento.

Cercate di seguire il tempo, prevedere la melodia, i cambi di ritmo, lamentatevi quando vi confondono, o stupitevi per la tenerezza con cui vi hanno sorpreso.

mmmm… questi qua sono un po' confusi. Così così.

Dice che quando si torna a casa la prima volta, ci si sente a casa; poi ci si sente in città un'altra volta. O no? …forse si sente la città la prima volta prima di tornare, poi si torna due volte ed è come non essere mai stati a casa, neh? Cioè… prima di tornare o di partire si dovrebbe passare in città per rubare ciò che manca in casa, e poi poterne soffrire la mancanza, la perdita… o il furto?

Perché hanno rubato dalla mia città come se avessero rubato dalla mia casa, ed ora, quando torno, ovunque torni, non troverò più ciò che mi spetta. La tenerezza di un letto caldo coperto di cielo, forse di Parigi, ma va bene così. E casa mia non mi sembra più la mia città, e ci tornerò per farci un pisolino e ripartire come se nulla fosse, tanto il ladro chissà quanto lontano avrà portato i pezzi che ho lasciato incustoditi in una casa o in una città ormai estranea.

Così dice…

…ebbene sì e no.

Proverò a tornare.