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Matrioska
Questa è la volta in cui si decisero a cambiare posto. La volta in cui tradirono il passato e il luogo in cui erano cresciuti assieme, quel regno metafisico che cerchi forzatamente di fare tuo, poi, quando ci sei riuscito, forse sei giunto ad un livello di coscienza superiore, e allora ti senti pronto per il mondo che c'è fuori dal bar della metropolitana… Forse ancora oltre. Il mondo è all'esterno a tutte le scatole cinesi che contengono il bar della metropolitana. Ma loro non erano giunti ad alcuno stadio di consapevolezza superiore.
Erano ancora allo stadio meno indicato per cominciare a scoprire cosa c'è all'esterno, ma in questi casi non c'è niente da fare… la curiosità attanaglia chi apre ad una ad una le matrioska per vedere la più piccola, e chi, come quest'ultima, anela uno spiraglio tra le compagne per osservare il mondo. E poi Josip e Nino, per la prima volta, avevano anche rimediato due fighe.
Crvena Zvezda
Il Crvena Zvezda è una sfida, e a Josip le sfide piace vincerle. Sempre. Questo fa del Crvena Zvezda un posto leggendario e di Josip uno con le palle. O forse uno che crede di avere le palle e vuole rischiare.
Due camerieri: un cinese con la faccia di Pol Pot e una donna, suoi quaranta, con una spilletta al petto con su scritto "Francesca". Poi il Carlov, fotocopia di Peter Murphy, ma meno checca. Magrissimo.
Si dice che il Carlov sotto quel giubbotto di pelle abbia sempre una spranga di ferro. Qui, al Crvena Zvezda comanda lui.
Josip, Nino e le due ragazze vengono serviti da Francesca, che con efficienza porta velocemente loro le ordinazioni. I problemi sorgono quando Josip, terminato il suo gulasch, ha ancora fame. Un segno della mano, scambio di occhiate, e la cameriera Francesca è nuovamente innanzi a loro.
- Qualcosa non va'? - Chiede con po' di timore.
- Vorremmo prendere il dolce. - Risponde Josip.
- Sì, il dolce! - Fanno eco le due ragazze all'unisono, come un jingle pubblicitario urlato con il tono di voce alto e fastidioso proprio delle quindicenni americane.
La cameriera volge lo sguardo verso il Carlov al bancone, poi abbassa gli occhi e, balbettando qualcosa come "Vado in cucina a vedere" (ma con più difficoltà), scompare dietro la porta della cucine. I quattro ragazzi rimangono in silenzio, si guardano. Viso ebete di chi non capisce. Quasi subito arriva il Carlov. - Volete creare problemi, teste di cazzo? Venuti a creare problemi?
I quattro lo squadrano sbigottiti, il Carlov torna dietro il bancone, raccatta una bottiglia e un sacchetto. Josip e Nino sono ammutoliti, Carlov correndo ritorna sbattendo sul tavolo una bottiglia di crema al whisky e una busta di savoiardi.
- Volete il dolce? Ecco il dolce, merdine! - Urla il Carlov a Josip - Poi alzate i tacchi, piantagrane!
Josip ha un sussulto, si alza in piedi scaraventando la sedia dietro a sé. Gli si avvicina a 3 cm dal grugno. Una ginocchiata, dritta nei coglioni, e Carlov è a terra.
Pol Pot accorre a vedere cosa succede, la cameriera resta sulla porta della cucina. Josip posa una banconota da 50 sul tavolo. - Ragazze, andiamocene da questo posto di merda. Nino lo segue, le tipe ridacchiando zampettano in carosello attorno al Carlov a terra, dolorante. |