|
|
1989 di neuende |
|
|
1989 DYLAN, TRABANT E RIVOLUZIONE 1. Berlino 1/11/89 Carissimo Stephan, mio buon amico, ti scrivo per avvisarti della disponibilità nel poterti ospitare nella mia casa. Non vedo l'ora di rincontrarti per una rimpatriata dal gusto goliardico e nostalgico, che solo gli incontri tra amici, come noi, hanno. Sono ormai tre anni che ci frequentiamo tramite lettere come questa: io so tutto di come la tua Dresda sia così diventata pregevole città della nostra amata Repubblica Democratica; tu conosci la capitale nelle sue trasformazioni tramite le mie parole scritte in questi anni. Qui a Berlino non ti sarà difficile trovare un lavoro, ho conosciuto infatti un meccanico d'auto che cerca un garzone. Può essere la persona giusta! Ti aspetto quindi al più presto, mio caro Stephan, ora è questione di giorni. Attendo una tua lettera in cui mi avverti del giorno della tua venuta, io ti accoglierò alla stazione. Saluti comunisti, il tuo amico Christoph. Stephan sentiva dal tono del compagno Christoph la volontà di comunicargli qualcosa che trascendeva l'urgenza del loro incontro. “Rimpatriata” sapeva di “Rivoluzione”. “Amata Repubblica Democratica” si riferiva alla LORO desiderata Repubblica. La lettera aveva un gusto affermativo, era sicuramente il via alla loro missione. La concreta possibilità di ritornare a Berlino Est – attesa da almeno un anno – era il primo passo per la concretizzazione del loro progetto. Stephan gettò la lettera ed eccitato cominciò a far valige. “Ora è questione di giorni” echeggiava più e più volte come un motivetto orecchiabile e fastidioso, amaro come una cieca speranza e insieme dolce come un presagio benevolo. “Oggi facciamo la storia” disse Stephan a se stesso. 2. Berlino 27.10.1989 Staatssicherheitsdienst – agente Jorg Werner 7272986786 Gauck Behörde, 77/4 documento riservato Rapporto su: Hainer Hein Hainer Hein, polacco di origine e di famiglia. Per informazioni si veda il documento riservato 3/88a G.B. La straordinaria somiglianza di H. Hein con il cantante statunitense Bob Dylan ha portato tutti i clienti del suo locale a chiamarlo Dylan. La Staatssicherheitsdienst si è già da qualche mese attivata per scoprire se H. Hein e Bob Dylan siano effettivamente la stessa persona. Ebbene dalle indagini condotte sino a questo momento risulta che 1) Heiner Hein non conosca affatto alcuna lingua straniera al di fuori del russo e del polacco. 2) Non conosca assolutamente il mondo della musica rock occidentale e né ha mai avuto a che fare con il rock e con l'ovest. 3) Non ha mai lasciato la Ddr o Berlino da quando aveva tre anni. Le indagini proseguiranno, tuttavia, data la rilevanza del caso verrà affidato ad una rete di persone, dei nostri servizi, che hanno contatti quotidiani con il soggetto. 3. Era un comune appartamento dalle tinte beige e marroni, uguale ad ogni altro a Berlino Est. «Bella casa, Christoph, veramente un posto accogliente.» Disse Stephan sincero, guardandosi attorno. «Grazie! Sai quanti scazzi …una persona sola o è un “asociale” o conosce la figlia di un apparatciki . Da una passera importante ad un appartamento la strada è semplice! Poi qui a Prenzlauerberg!» «Sei sempre il solito figlio di puttana!» Entrambi esplosero in una gradevole risata tedesca. «Musica?» Chiese Christoph all'amico, mettendogli in mano una birra fresca. «Hai qualcosa di proibito?» Sorriso complice. «Jefferson Eirplane, Dörs, Marihuana?» Christoph prese in mano la custodia di un lp di Veronica Fischer, dove chissà come c'era un disco impensabile al di qua della barriera antifascista. Una pessima riproduzione di Engels intagliata da Leonhard Gundermann diventò il passatempo della mattina per i due. Il disco gracchiava a minimo volume. Appena percettibile. Reason tatters the forces tear loose from the axis La testa di Engels venne riempita della peggior qualità di erba proveniente dalla Jugoslavia. Searchlight casting for faults in the clouds of delusion O forse, dato che a Christoph l'aveva procurata lo stesso Gundermann, direttamente sottratta a qualche testa calda della Gauck Behörde , che probabilmente se l'era vista ritornare, a buona ragione, da qualche membro del Politbjuro . shall we go, you and I While we can? Through the transitive nightfall of diamonds La mente era annebbiata da qualcosa che sapeva più d'ammoniaca che di marihuana. Dopo la quarta birra tutto tornò a posto. Il disco saltava, venne sostituito con un settepollici della Amiga, Schwanenkonig dei Karat. «Allora a che punto siamo?» Chiese finalmente Stephan dopo un paio di discorsi inutili al bene dello Stato. «Beh, ora che non siamo a stomaco vuoto, andiamo a farci una Radeberger qui sotto!» «Buona, comunque intendevo a che punto siamo con il nostro progetto…» «Ottimo, giù allora, ne parliamo davanti alle birre, c'è libertà di Comunismo in questo paese, mi pare. Noi parliamo di Comunismo, giusto?» «Giustissimo, ma non vorrei…» «Che volere e volere! Porca puttana, Stephan.» Entrambi risero. «Noi passiamo all'azione, no?» «Avanti, oggi facciamo la Storia!» Concluse Stephan elettrizzato. 4. Berlino 25.10.1989 Staatssicherheitsdienst – agente Jorg Werner 7272986786 Gauck Behörde, 34/5 documento riservato Rapporto su: Merl Saunders Per le informazioni relative a Merl Saunders Ber03.06.1978 documento riservato 7/5 G.B. – Jorg Werner. Friedrichshain, Koppenstrasse 56 Da un primo sopraluogo nell'abitazione non si è rilevata alcuna attività che possa danneggiare il socialismo e la sua edificazione. Si intende tuttavia confrontare l'orientamento delle antenne di ricezione tv per constatare se M. Saunders riceve canali dell'ovest. Si vuole inoltre attendere gli esami tossicologici sul sottoscritto agente Jorg Werner, dal momento che, dopo aver ingerito una barretta zuccherata proveniente dall'abitazione del soggetto, ha perso coscienza per 7 ore, sognando in uno stato di dormiveglia «Draghi blu e arancioni che giocavano a carte discutendo del 17 giugno del 1953! sicuro Jorg, e come ti è finita in bocca questa sostanza?» Esclamò sarcastico Werner parlando a sé stesso. «No, no, tagliamo subito l'ultimo paragrafo, ecco così!» Werner stracciò il foglio con le frasi poco convenienti, prese una sigaretta e con espressione concentrata e pensosa cominciò a fumare. 5. Il barista polacco assomigliava in maniera impressionante a Bob Dylan. La cosa passò in secondo luogo quando vennero poggiate innanzi a Christoph e Stephan le prime Twei Grossen. Sapore amaro, fresco; questa era la Dddr, il sapore gustoso del luppolo socialista e dell'acqua di fonte tedesca. Fu Christoph ad andare in discorso dopo essersi guardato attorno. «Sai il vero motivo della mia chiamata, Stephan?» Stephan s'asciugò i baffi biondi bianchi di schiuma dell'ultimo sorso di Radeberger. «Certo, Christoph, è giunto il nostro momento. Altre due birre!» «Ma certo, cazzo, fanculo alle nove e mezza di mattina! Meglio così, non mi ubriaco con te dal 1986.» Silenzio. Poca birra correva sul vetro esterno del boccale. Gravità. Bell'effetto, le bolle internamente salivano, la schiuma in eccesso scivolava a bagnare il banco. «Hai i contatti, qui a Berlino?» «Uno, Stephan, uno. Ma quello giusto!» «Chi?» Chiese Stephan serio. «Un meccanico socialista del collettivo “Noi aggiustiamo le vostre Trabant!”, mi pare. Comunque sia, uno tosto.» Continuò Christoph scostandosi i capelli dalla fronte. «E poi ha il codino!» «Che?» Sbottò Stephan interessato. «Il codino – dopo un sorso – il codino» «Ah!» Stephan era un po' indeciso, ma divertito. «Cazzo, il codino ti distingue! Non ci ho mai pensato, Stephan, ma anche noi dovremmo lasciarlo crescere. Se ci pensi anche Karl Marx sarebbe stato bene con il codino, Hendrix e Honecker altrettanto. Ci pensi, cazzo, a noi con il codino? Ci darebbe quel tocco in più, un gagliardo codino socialista!» Entrambi risero. «Dylan – chiamò Stephan rivolgendosi al sosia dietro il banco – ancora due orgogli della Democratica Repubblica!» «Molto socialista, molto.» Riprese il discorso Christoph, riferendosi ancora al codino del meccanico. «Vedi, Honecker sbaglia. Ci vuole, il codino. Passi che non hai i baffi, almeno però il codino!» «Il nostro meccanico ha anche i baffi?» Chiese Stephan. «Niente baffi.» «Cazzo, Christoph, niente baffi, quel sfottuto?» « Nein !» «Sicuro che sia uno dei nostri.» «Vedrai! Tieni conto che lui è solo un mezzo del nostro progetto. Cazzo, se vuole poi può scappare a ovest. Poi! Ma sappi che qui a Berlino i meccanici delle Trabi sono molto potenti: quando una Trabant viene venduta è necessario che ci sia il meccanico, loro compiono amputazioni e trapianti eccezionali e pare che il parlamento tenga molto in considerazione il settore. D'altronde sono anche loro che costruiscono il socialismo!» «Un brindisi!» Urlò Stephan gasato dalla situazione. I bicchieri vennero vuotati, l'ebbrezza socialista si faceva sentire. La Radeberger non è una birra tedesca qualsiasi, è di Dresda. Molti tedeschi orientali ci ripensano di fronte alla Radeberger, se le loro intenzioni sono fuggire a ovest. «E allora brindiamo, alla Rivoluzione!» «Alla Rivoluzione comunista in Ddr!» Poi tutti zitti nel locale. Tutti spiazzati, alcuni escono. Dylan non dice niente, sono sicuramente spie sbronze della Stasi. 6. Berlino 20.10.1989 Staatssicherheitsdienst – agente Jorg Werner 7272986786 Gauck Behörde, 7/5 documento riservato Rapporto su: Merl Saunders Merl Saunders nato nel 1957 a Seattle. 97 arresti tra il 1975 ed il 1982. Il primo, nello Stato della California, per un pestaggio ai danni del bassista della band musicale locale “Beach Boys”. In quell'occasione si dichiarò comunista, dopo quattro mesi di carcere in una prigione di contea lasciò lo stato californiano. Entrò dopo due mesi in un gruppo di giovani Hippy dediti a strani costumi sessualmente deviati e alla coltivazione della cannabis. Tra il gennaio del 1976 e il febbraio del 1977 fu arrestato ripetutamente per detenzione di almeno 15 sostanze stupefacenti differenti. Nel 1980 venne scoperto essere lo spacciatore di fiducia di numerosi gruppi musicali in voga, che stufandosi dei costumi e dei ritmi della la corrosa società capitalista e del mercato musicale e discografico lo denunciarono per spaccio di sostanze illecite. Lasciò gli Stati Uniti nel 1982, per trasferirsi, grazie all'appoggio politico di un funzionario di Partito, nella Repubblica Democratica Tedesca. Ha la cittadinanza dal 1983, parla correttamente il tedesco e il russo. Lavora per la Club Cola come operaio di terzo livello. Non rappresenta un pericolo per il socialismo e per la Repubblica Democratica. Werner soddisfatto si accese una sigaretta e rilesse il suo rapporto. 7. «Una Trabi incontra una zebra. Che animale sei? chiese la Trabi. Un cavallo, una zebra. Rispose la zebra. Tu? Io sono un'automobile, rispose la Trabi.» Rudolph si mise a ridere a gran voce per la sua esilarante barzelletta, Christoph per non fare brutta figura, e tenersi buono il panciuto meccanico dal codino biondo, rise. “Coglione!” pensò Stephan evitando di incrociare gli occhi di Christoph, che gli aveva appena presentato il pessimo soggetto. «Allora Rudolph, cosa puoi fare per noi?» «Bene, andiamo dentro che fuori c'è la Stasi.» Rispose ingenuamente il meccanico facendo strada ai due sino al retrobottega. I due presero un caffè con Rudolph, e, senza ripetersi nella domanda aspettarono che fosse lui a dire qualcosa, se qualcosa aveva da dire. «Insomma, dopo aver fatto benzina quella Trabant era veramente un affare, consumava molto, ma con piccoli ritocchi…» «Rudolph…» Christoph cercò di frenare un fiume di parole in piena. «E vi ho raccontato di quel tipo di Lipsia che ha voluto che gli riparassi la Trabi pagandomi con uova? Proprio così, con uova! E allora io gli ho detto, compagno! Portami pure le tue uova, ma se poi il lavoro…» «Cazzo, vogliamo venire al dunque – esplose Stephan – o ci dici quello che vogliamo sentire o ce ne andiamo subito, grazie per il caffè e mettiti le tue uova nel culo!» Rudolph rimase di sasso. «Merda, Rudolph, quello che Stephan vuole dire è che non abbiamo tempo per zebre uova &barzellette… mi avevi detto di conoscere qualcuno, ebbene, chi è l'uomo che potrebbe fare al caso nostro?» «Beh, ecco, ragazzi, va bene…» Rudolph si tolse dall'espressione l'ebete espressione di poco prima, ora non sembrava più un ritardato mentale tutto salopette e barzellette. I due si stupirono del mutamento. «Ehi, ehi, che? Non sarai uno della Stasi?» Chiese Stephan. «No, ragazzi, allora, lui si chiama Merl Saunders, è un ex hippy americano qui a Berlino da almeno cinque anni. Lui vi procura tutto quello che volete… Lavora per la Club Cola. Con lui andate sul sicuro, troppo fuori per essere uno della Stasi, troppo furbo per essere beccato, conoscenze in alto per rischiare veramente in un qualsiasi affare. Ebbene, da me ha comprato nell'arco di due anni abbastanza pezzi di ricambio per Trabant per costruirne tre tutte da solo. Ma lui, e qui c'è l'inghippo, la Trabi non l'ha! Sembra che qualcosa ci abbia fatto con i materiali… abita – udite udite – a Friedrichshein.» «Mmhm, buona, grazie a Rudolph!» Esclamò Christoph dando una pacca sulla spalla al meccanico. «Ma grazie cosa, grazie cosa?! Grazie al cazzo! Un tipo che ha comprato qualcosa sarebbe interessante? Ma vaffanculo meccanico di merda! Christoph ti prego andiamocene, è un celebroleso!» «Merda, Stephan, questo Merl Saunders è il nostro uomo, cazzo, vuoi capirlo che ho già tutto sotto controllo?» Uno sbuffo di Stephan. «Rudolph, scusalo, grazie per l'informazione.» «Questo è l'indirizzo dell'hippy.» Il meccanico offrì un biglietto sgualcito con la sua mano tozza e unta. Stephan prese il biglietto e se lo ficcò in tasca. «Grazie, siamo d'accordo poi per il resto, giusto?» Concluse Christoph. «Certo, a presto, ma la prossima volta, essere più gentili!» «Certo Rudolph, certo.» ACQUA, STASI E LSD 1. «Rudolph mi ha detto tutto, so chi siete, non ho capito che volete da me.» L'hippy era molto diffidente, ma a Christopher e Stephan piacque subito. Sembrava proprio un tedesco, nessuno avrebbe mai pensato che negli anni Settanta girava l'America spipacchiando hashish, partecipando a orge di piccole comunità hippy dedite alla coltura della cannabis. «Ebbene, mio caro Merl, ora ti spieghiamo, se ho compreso almeno metà di quello che pare tu sappia fare vorrei che entri in società con noi.» Esordì Christopher. Stephan, che di quella metà di cose che sapeva il suo amico non ne sapeva niente, stava zitto temendo di rischiare troppo. «Merl, noi siamo comunisti, crediamo nel comunismo, ma andando avanti così la nostra nazione sarà abbattuta dal capitalismo entro dieci anni. Di questo ne siamo certi. Amiamo la Repubblica Democratica Tedesca e per questo vogliamo salvarla, aggiornare la dottrina, sintetizzare tradizione e innovazione.» «Mh, che cazzo mi vai raccontando, compagno?» «Ascolta Merl, come non hai mai ascoltato prima. Vogliamo fare una nuova rivoluzione in Germania Democratica, così che sia d'esempio per tutti i paesi del socialismo e che scuota la coscienza deviata dell'Europa occidentale. Non c'è dubbio che le sostanze psichedeliche siano un grande dono concessoci, ebbene i l grande valore di queste sostanze chimiche è costituito dal fatto che, in un qualche modo non ancora ben compreso politicamente, esse dissolvono i confini individuali e partitici, ci permettono di accedere al nostro materiale represso e dimenticato, agli archetipi del socialismo, ad un'enorme gamma di livelli di pensiero sociale e alla sorgente sotterranea della creatività e dell'esperienza mistico-politica. All'inconscio comunista!» Le parole di Christopher risuonavano nella mente dell'hippy come un assolo di Hendrix. «Non è tutto – continuò Stephan, coinvolto dalla discussione – riteniamo che attraverso l'Lsd possiamo instaurare un governo comunista in questo paese, espressione veramente libera del popolo.» «Cazzo, ragazzi, siete dei grandi… ci sto al cento per cento.» Merl cominciò a ridere di gusto. «Voi si che ne sapete! Io posso fornirvi Lsd.» «Lo sappiamo, Merl – rispose Christopher serio – ma la cosa non si esaurisce nel fatto che noi tre ora ci facciamo un gran viaggione e fantastichiamo sul governo sociale, magari bevendoci una birra arcobaleno con Marx vestito da Marilyn Monroe.» «Cazzo, non mi è ben chiaro: voi volete che ci facciamo o no?» «Merl, vedi, non siamo qui a chiederti un trip. Vogliamo offrirlo all'intera città!» 2. «Va bene, Hainer Hein, così tu non saresti Bob Dylan?» «Signor agente,» «Jorg Werner della Staatssicherheitsdienst.» Interruppe Werner soffiandogli il fumo addosso. «Signor agente Jorg Werner della Stasi, le ripeto che non sono Bob Dylan poiché lui è in America, scrive canzoni e fa i concerti, viene fotografato, parla inglese e suona la chitarra.» «Cosa vuoi dire Hein, che tu hai accesso alla tv occidentale e ti guardi i concerti di Bob Dylan. Oppure hai i suoi dischi?» «Né l'una, né l'altra cosa, io servo birra a Berlino da quando sono nato, non sono che uno che ci assomiglia…» «Va bene, non mi hai convinto, ma va bene. Ti terrò d'occhio, certo. Se ti becco con un disco ti Dylan…» «No, No!» «Così va meglio! Fammi una birra, già che siamo. Dopo devo andare da mio suocero, lui lavora nella società di stato che gestisce l'acquedotto. Mi offre sempre e solo acqua. E io scemo a fargli i favori per un bicchiere di acqua!» 3. «Ragazzi, questa è la mia creazione!» Esclamò Merl soddisfatto. Il frigorifero di fronte a Christoph e Stephan scoraggiò lo slancio di poco prima. «Che cazzo, costruisci frigoriferi con pezzi di Trabant?» «No, no, ragazzi, siete fuori strada. Non è un frigorifero. Due anni di lavoro e un bel po' di marchi spesi per realizzare questo macchinario che produce Lsd.» «Quantità?» Chiese Stephan. «Beh, dipende. Ora vi spiego.» Le mani di Merl indicavano bocchettoni, pulsanti e ingranaggi. «Ora, mettiamo che volete Lsd.» Cominciò scherzando l'hippy. «Si, Merl, vogliamo …mhm… facciamo che vogliamo dell'Lsd!» Scherzò Christoph. «Ebbene, quanto ne volete?» «Questa bottiglia piena!» Rispose Stephan indicando la quantità assurda della sua bottiglia di birra vuota. «Niente di più semplice mio caro Stephan. Prendo questa bottiglia di Club Cola, verso il suo contenuto in questo bocchettone. La macchina come vedete è già in funzione. La Club Cola viene ora centrifugata e riversata in quest'altro serbatoio. Ora prendo una bottiglia di birra Radeberdger e verso tutto il contenuto qui. La macchina ora comincia a sintetizzare Lsd dalla combinazione delle sostanze chimiche comprese nelle due bevande.» «Che cazzone che sei, se è vero sei un genio!.» Esclamò Christoph con gli occhi luccicanti dall'emozione. «E ora, signore e signori, ecco qui una bottiglia di Lsd liquido, da qui escono gli scarti. Fine.» Silenzio religioso. «Il contenuto di questa bottiglia, per il vostro, anzi, nostro scopo copre un ettolitro e mezzo di acqua.» Concluse Merl. «Puoi collegare quest'affare all'acquedotto, senza che nessuno sappia niente?» «Tu mi chiedi due cose, Stephan… Comunque, sì, posso collegarlo all'acquedotto di Berlino, No non posso farlo senza che nessuno lo venga a sapere, però…» «Però?» «Conosco il responsabile dell'acquedotto, viene qui ogni tanto per un trip di acido… fate come se fosse tutto già fatto. Ah, non preoccupatevi, non è uno della Stasi, lui odia la Stasi perché suo genero ci lavora… dato che è un coglione che ha rovinato la vita a sua figlia…» «Festeggiamo cazzo, ora ho voglia di conoscere Karl Marx vestito da Marilyn Monroe!» Esultò Christoph. «Ecco ragazzi – disse Merl porgendo ai due barrette di zucchero – il miglior nettare del socialismo tedesco» 4. «Allora, l'hai chiesto?» Già occhi di Horst cominciatono a luccicare. «Offrimi una birra, Horst.» Werner sedette al tavolo attendendo poco speranzoso un boccale di fresca Radeberger. «Niente birra, Jorg, acqua del nostro acquedotto!» Sbatté il bicchiere sul tavolo. «Viva il Socialismo!» Silenzio. «Non è lui…» «Dilan? Puttana, sapevo che sarebbe stato troppo bello!» «Ehi, coglione ti porto l'autografo di Bob Dylan… dovrei portarti in Siberia, Horst!» Horst prende il foglio dalle mani di Werner. «Ma qui c'è scritto Hainer Hein. Chi cazzo è Hainer Hein?» «Il tuo Bob Dylan, stronzo.» «Bastardo della Stasi! Ma porca puttana, Potevi fargli scrivere “BobDylan”.» «Non è Dylan» Werner cominciò a scaldarsi. «Ma porca troia, si chiama Hainer – scrive Hainer!» «Jorg Werner sei un coglione! E se vi fosse sfuggito qualcosa a voi della Stasi? Se Dylan ve lo avesse messo nel culo?» «Bene, - Werner si alzò scocciato – beviti tu l'acqua. Io vado a bermi una birra qua sotto.» Sbatté la porta, spense con la scarpa il suo mozzicone sul pavimento. 5. «Fammi capire bene, Merl, tu vuoi che io istalli nell'impianto di distribuzione dell'acqua potabile di Berlino qualcosa come un filtro enorme pesante 4 tonnellate? Vuoi anche che nessuno se ne accorga?» «Si.» «Assolutamente no!» «Horst, ragiona, così la metti nel culo alla Stasi! Qui si parla di eludere la sorveglianza della Polizia di Stato, di fare il lavoro e fare il dito a tutti!» «E cosa centra la Stasi in tutto questo?» «Sincronizzati! Io sono costantemente spiato, sono nato nel mondo dei cattivi, ricordi, ebbene io faccio i miei cazzi: produco, consumo, regalo, vendo LSD. La Stasi annota che cago, mangio, piscio, al massimo mi sbatto Greta Schönenberger la zupertettona!» «Merl, ti anno beccato con la tettona?» «Lo sanno, Horst, perché io ho voluto che lo sapessero.» «Che cazzone che sei, Merl.» Esclamò l'amico divertito. «Non sanno niente di niente e si rodono perché mi sono rombato la zupertettonaschönenberger.» Grasse risate di entrambi. «Buona, allora, ci stò. Una volta fatto il tutto, quando dai rubinetti sgorgherà acqua limpida mi spiegherai tutto.» «Non acqua limpida, Horst…» 6. La signora Rosenberger faceva parte del Collettivo del quartiere. Vedova d'un ex membro del Politbjuro non se la passava certo male. Comunista convinta, tutti i suoi sforzi erano rivolti ad accrescere il benessere sociale della Repubblica Democratica Tedesca Amatissima. Come ogni mattina decise di scrivere due righe per il collettivo, poi, prima di uscire di casa, come ogni mattina si fece il bagno. Calore, umido, vapore. La figura di Josef Stalin cominciò a parlarle. Ogni sillaba pronunciata dal baffone sembrava assumere una forma, un colore. La parola “comunismo” fluttuava piano nel bagno lasciando una scia arcobaleno. I baffi del suo amico composero la scritta “Rivoluzione” in cirillico. La signora Rosenberser si alzò dalla vasca accompagnata da piccoli cosacchi alati, nuda com'era s'avvolse un drappo rosso attorno ai capelli e con il pugno alzato uscì di casa prendendo la via che portava verso Alexanderplatz. 7. La notte volgeva al termine, il lavoro era ormai concluso. Non rimaneva che festeggiare e attendere l'indomani. Christoph aveva dato appuntamento a Merl al bar di Hainer Hein alle 8 di mattina. Erano le 6, Merl e Horst avevano voglia di comunicare la piena riuscita del piano. Casa di Merl sembrò essere il luogo migliore per lasciar passare due ore. Horst si svaccò sul comodo divano di pelo marrone. «Abbiamo un po' di tempo, Merl, perché non mi spieghi perché cazzo abbiamo portato il tuo rottame all'acquedotto.» «Vedi, Horst, il socialismo non è l'ultima stazione del movimento della realtà sociale. Marx forse poteva pensarlo, ma da quando l'umanità ha scoperto gli psichedelici, il marxismo deve essere rivisto alla luce di ciò che può fare la chimica per il socialismo. Lo psicomarxismo di Stephan e Christoph, i due che ci hanno commissionato il lavoro di questa notte, prevede che la società socialista crolli in breve tempo come un muro di ottusità, conservatorismo e arretratezza, oppure muti in qualcosa capace di essere sempre nuovo, una società che trasforma se stessa in livelli sempre più alti e che nel tempo coinvolga anche il Capitalismo all'esterno, mutandolo, facendolo a poco a poco diventare psicocomunismo.» «Non ci capisco un cazzo, Merl, ti prego, sono le sei e mezza di mattina.» «Horst, dai rubinetti domani sgorgherà L …S …D.» MODROW, KOHL E GORBACIOV 1. Quasi un milione di persone scendono in piazza a Berlino Est invocando libere elezioni e libertà di viaggiare. Innanzi al parlamento della Repubblica Democratica Tedesca la signora Rosenberger, completamente nuda, cantava l'inno nazionale avvolta dalla bandiera nera rossa e gialla. Davanti al parlamento, il pugno alzato di un milione di berlinesi dell'est. Alcuni a terra avvertirono solo il mormorio di antiche carovane gitane. Altri assistevano ad un concerto dei Grateful Dead. Altri invocavano la Madonna, Stalin, Sed Barrett. Motivo comune della Grande Rivoluzione Lisergica, la libertà di viaggiare. La fontana di Nettuno era la porta per altre dimensioni, per altri stati della coscienza, per il Comunismo Lisergico. La stasi cominciò a bruciare quattro quintali di marihuana. I berlinesi non potevano non accorrere a respirare il potlac facendo irruzione nella temuta sede della polizia. Jorg Werner venne nominato da Modrow gran cerimoniere del kikeon, sebbene gonfio di birra non capiva un cazzo di tutto ciò che accadeva. «Lunga vita alla Repubblica Lisergica Tedesca!» Urlava il popolo di Berlino. La presa ai palazzi della DDR durò quattro giorni. Il nove novembre Günter Schabowski vestito da Jimy Hendrix – paiette, chioma nera arruffata, fascetta sulla fronte – con una stratocaster sotto braccio annuncia al popolo la libertà di viaggiare. La voce si espande, dall'Ovest i Berlinesi cominciarono a scalare il muro socialista, ad abbatterlo, a reclamare il loro trip di acido. Battesimi di massa alla fontana di Nettuno, i primi occidentali raggiungono i berlinesi dell'est nelle isole dei beati. 2. «Siamo nella merda!» Il tono di Horst non era mai stato così serio. Merl girò la testa per ripetere la frase a Christoph. Christoph fece uguale, ma con parole mezze inventate, rivolgendosi a Stephan. Stephan non capiva. Horst si alzò da terra gridando «Siamo nella merda, Cazzooooo!» «Che succede Horst, tutto per caso non va per il meglio?» Horst alzandosi aveva mezzo svegliato Stephan dal suo viaggio onirico. Era la settima ora, l'effetto lisergico stava per svanire. «Signori – Horst è sempre più serio – dobbiamo preoccuparci. Merl mi ha spiegato come funziona il suo frigorifero fatto di Trabant. Qualcuno sta ostacolando il nostro progetto. La Germania Federale ha frainteso ciò che qui accade. Pensano che stiamo abbattendo il muro per essere capitalisti come loro – pausa – il tutto grazie alla pubblicità dei viaggi di Berlino Est. Quelli oltre il muro abbattono la nostra barriera e vengono qui a Est. Porcaputtana, per la Germania Ovest e il resto Europa siamo noi che vogliamo abbatterlo!» «E allora? Che ce ne frega… Merl te ne frega? Christopher? La verità è che appena si faranno un viaggetto qui in DDR vedranno, capiranno…» «Stephan, non capisci, è un problema tecnico… Modrow ha nominato come membro del parlamento la chitarra di Schabowski. Questa ha telefonato, pare, a Helmut Kohl convincendolo ad adoperarsi per una unificazione delle due Germanie entro un anno da adesso.» «Sai che bene per noi… Quando Kohl verrà qui a Berlino si deciderà per Una Germania Socialista e Lisergica. Saremo noi ad inglobare nella DDR gli Occidentali.» «Resta il fatto che Kohl non è ancora a Berlino, ha già pronto un programma in dieci punti per l'unificazione. Da Bonn ha telefonato a Gorbaciov. Gorbaciov – secondo quel poco della Stasi che ancora funziona – ha riconosciuto in maniera ufficiosa a Kohl il diritto dei tedeschi di riunificarsi.» Le parole di Horst non scossero minimamente Stephan. Gli altri continuarono a collassare in preda a visioni. «Horst, te lo ripeto. Se l'onorevole chitarra di Modrow e Schabowski hanno deciso di coinvolgere gli Occidentali, ci sarà un motivo… dubito che manterranno il loro posto nel parlamento se diventassimo domani tutti quanti come gli Occidentali. Al telefono sono tutti un po' impacciati: quando Helmut verrà a Berlino gli offriremo un bicchiere della nostra acqua, e se per l'occasione anche Michail ci sarà, beh, noi divideremo il nostro trip anche con lui.» Stephan rise, Horst continuò nervoso. «Kohl beve solo birra bavarese. Gorbacev, invece, solo vodka. Vedi, queste sono necessità politiche, noi abbiamo un problema tecnico.» Stephan rimase serio ad ascoltare. «Kohl si è comprato ieri dallo Stato l'intera fabbrica Radeberger!» «Come è possibile, fanculo – Stephan si alza deluso – il nostro orgoglio, la nostra bandiera… puttana! Come è stato possibile, Horst, come cazzo è stato possibile?» «Lo Stato ha svenduto la fabbrica, è stato un membro del parlamento in persona ha siglare la cessione.» Stephan era sempre più nervoso. Si era acceso una sigaretta. «C'è una talpa, e so anche chi possa essere…» «Jorg Werner, mio cognato… è sempre stato un figlio di puttana! Lo conosco dal '74 e anche allora era un cazzone, pensa che mia figlia l'ha conosciuto quando…» Stephan lo interruppe facendo un cenno negativo con l'indice della mano che reggeva la sigaretta. «Horst, è stata la stratocaster… la talpa è la stratocaster! Merda! Scommetto che non si trova più Radeberger in giro, che hanno bloccato le vendite, che la fabbrica è ferma.» Horst annuisce in silenzio. «L'acido non potremo più fabbricarlo e distribuirlo, Christopher, Horst, Merl, la Rivoluzione è terminata, abbiamo solo velocizzato i tempi. Oggi la DDR è crollata. Purtroppo abbiamo fatto la Storia. 3. Modrow si affaccia da una finestra da una finestra del Parlamento con un microfono in mano e la sua stratocaster sotto braccio, appena nominata membro del parlamento. «So quanto caro vi è il socialismo, so che questa Rivoluzione è una nostra Rivoluzione. Non vi prometto sostanziali riforme sociali, ma ci inventeremo ancora una volta qualcosa come il Socialismo Reale. Da oggi non ci sarà più il governo del Partito Comunista a guidare il Paese, ma sarà il Paese a guidare il Partito. Rovesciamo oggi politica, costruiamo una nuova società nella speranza che gli dei ci assistano e che accompagnino i Paesi Capitalisti alla redenzione… Oggi è la giornata prima dei misteri, oggi, compagni berlinesi e tedeschi dell'Est, noi facciamo la Storia.» Boato della folla, Alexanderplatz canta la sua rivoluzione. |